Zante, dove le barche volano

Sole perenne, acqua verde smeraldo e scogliere desiderose di gettarsi in mare. Questo potrebbe tranquillamente essere il riassunto delle mie ultime vacanze. 

Sardegna vi starete chiedendo? No, Zante, o Zakynthos, chiamatela come vi pare. Per chi non lo sapesse è un’isola, relativamente grande, del ricco arcipelago Greco. Si affaccia sul Mar Ionio e racchiude la famosa baia del Navagio.

Raccontare una vacanza è sempre un’ardua impresa, troppi posti, troppe emozioni, e soprattutto troppo dolce far nulla cullati dal mare.

Partiamo dall’idea della vacanza stessa: il mare. Non ci interessavano le discoteche, la movida, i bar (che abbiamo approfondito un paio di sere, scoprendo di poter annegare dentro un altro shoot) ma dell’acqua salata sferzata dal vento. Sarà un racconto molto filosofico, niente recensioni stile TripAdvisor, pieno di foto per spiegare quello che a parole non si riesce. 

La partenza non è stata delle migliori: traghetto in ritardo di 6 ore, tratta cambiata e circa 4 ore di macchina per riuscire a raggiungere la meta originaria e prendere un secondo traghetto che in un’ora avrebbe scaricato tutti sull’isola di Zakynthos.

L’isola ha una conformazione molto semplice, centri urbani densi di locali e abitazioni, circondati da distese deserte o folte di ulivi, con un contorno di spoglie scogliere. 

Le spiagge sono un covo per turisti carichi di borse frigo, gonfiabili e birre calde. Dalle mie parti li chiamano Giargianesi, e sempre dalle mie parti si dice che se non sai cosa voglia dire, forse nei fai parte. Scherzi a parte le spiagge, accessibili da terra, sono lunghe distese di sabbia, con l’acqua che supera il ginocchio dopo aver percorso quei 100 metri in mare. 

Tutt’altra storia i lidi raggiungibili solo via mare. La maggior parte sono ricoperti di ciottoli, più o meno grossi, bianchi accecanti, in un contesto di pura tranquillità, con poche persone attorno ed un’acqua limpida che s’infrange tutt’attorno.

Marathonisi rimane di certo la più suggestiva ed emozionante. Un paradiso che si cerca di preservare, dove le tartarughe Caretta caretta tornano a deporre le loro uova, desiderose di ripopolare quelle acque troppo trascurate e sfruttate da noi esseri umani. L’isola, quando il sole tocca l’acqua, raggiunge la sua massima espressione (forse anche perchè non ci sono giargiaboat).

Baia del Navagio

Elogiata da tutti i suoi visitatori, eletta una delle spiagge più belle del mondo, spiaggia finissima e marmorea sormontata da una nave che contrabbandava sigarette e whisky.

La baia del Navagio (dal greco: naufragio), immortalata da ogni turista che vi pone i piedi, unica per il relitto posto, quasi come se fosse fatto apposta, esattamente al centro della spiaggia. L’averla potuta ammirare con la luce del mattino libera da turisti rende quella bianca sabbia baciata dall’acqua turchese ancor più affascinante. Le scritte sopra il relitto? Passabili, danno senso di vissuto. I calzini appesi forse li avrei evitati.

L’ ineluttabilità del tempo, della forza del mare, in grado si rapire sulle sue coste un imponente colosso di puro ferro e sudore umano, come fosse una barchetta di carta abbandonata al suo destino. Le foto aiutano a descriverla, ma il video che ho realizzato ancor di più.

Apnea lungo la costa

Sono nato subacqueo, e ne vado fiero, ma in vacanze del genere, insieme ad amici non subacquei, difficilmente porto il completo da lavoro. Preferisco una paio di pinne d’apnea per dare un occhio a ciò che il mare mi riserva.

L’essermi appassionato l’ultimo anno a questo sport ha sicuramente aiutato, permettendomi un tempo di fondo maggiore nelle acque greche di Zante.

La conformazione della costa ha creato insenature ricche di giochi di luce e passaggi, ottime per discese e nuotate subacquee mentre si ammirano le svariate figure rocciose.

La cattedrale: un ampio ingresso, raggiungibile in gommone, con un passaggio ampio verso un altro ingresso, dove la luce filtra e crea un muro blu quasi insormontabile. La vera libidine è entrare, scendere, seguire il fondale e arrivare alla curva dove la luce all’improvviso filtra e cambia completamente i colori.

I faraglioni: un passaggio, angusto, sotto una grossa roccia lasciata in mezzo al mare. Da una parte una spiaggia, dall’altra il mare aperto. Un solo respiro per in solo passaggio, un solo attimo per sentirsi parte di quell’immenso mare, consapevoli della nostra inferiorità. Guardatevi il video così capite, altrimenti mi date dello svalvolato.

La grotte della morte: qui torniamo a bomba con il mio humor a volte spigoloso. Passiamo lungo la costa con il gommone, vediamo un anfratto e ci ancoriamo di fronte. Ci prepariamo, tuffiamo e nuotiamo in 4 verso questa grotta ombrosa. Ci avviciniamo e scorgiamo l’interno, la mia ragazza si gira e si lancia sul gommone. Proseguiamo in 3, io mi immergo e faccio qualche metro sul fondo. Quando riemergo un mio amico aveva dato forfait, lasciandoci in due. Noi continuiamo imperterriti, mentre la luce diminuisce sempre più e le onde che si infrangono fanno rumori sinistri. La paura scorreva dentro le nostre vene, nel buio ci giriamo e nuotiamo fuori come fossero i 50 metri olimpici stile libero, senza voltarci e senza fermarci.

“Pensa se usciva un foca Riky.” “ Morivo”.

Si, era un breve aneddoto per spiegarvi questo nome di fantasia coniato dal sottoscritto.

La costa mangiata dal mare offre passaggi e scorci unici, ma il fondale rimane banale e spoglio. Niente pesce, solo qualche granchio qua e la, con la quasi totale assenza di conformazioni corallifere che dessero l’idea di un accenno di vita marina. Macigni, sassi, costoni sprofondati, questo erano i fondali di Zante. 

Come concludere, con un invito, un invito a buttarvi in quel mare che sembra faccia volare le barche e riflette il cielo come fosse il suo proseguo, magari in sella ad una moto d’acqua e un cocktail ad attendervi.


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