Un Mare di Plastica

Spiaggia, sabbia, mare. Cosa si può chiedere di più dalla vita? Stare sotto un cielo limpido con i piedi in mare a rilassarsi in un’acqua trasparente e pulita.
Ma siamo sicuri che sia veramente pulita?
Si, ho intenzione di parlare della plastica, quella sostanza che inquina i mari e rovina flora e fauna. D’altronde mi sta a cuore il mondo e mi batto ogni giorno per salvarlo. Motto ambientalista a parte tutti ne parlano, perché non dovrei farlo anche io?
Il tono di questo articolo sarà leggermente diverso dagli altri, in cui parlo di viaggi: Maldive, Mar Rosso, Lampedusa, voi prendetelo solo come un sunto di quello che sta succedendo nel mondo.

La plastica

Partiamo dal principio: compro una scatola di biscotti, me li mangio mentre torno a casa, torno al supermercato, compro un’altra scatola di biscotti… ok evito di parlare della mia dipendenza da biscotti, butto la scatola dei biscotti (fatta di plastica), passaggi che non ci interessano, plastica che finisce in mare. Ho voluto semplificare al massimo per fare prima. No, non tutta la plastica viene riciclata, le statistiche affermano che un buon 10% della plastica prodotta ogni anno finisce in mare.
Sarà sicuramente colpa delle navi! Si e no, loro sono responsabili solo, si fa per dire, del 20%, il resto è colpa dei “continenti”.
Pensate che ogni anno vengono prodotte una cosa come 300 milioni di tonnellate di plastica, un numero difficile da quantificare. 8 milioni di questi finiscono in mare: per semplificare la cosa è come se ogni minuto un camion della spazzatura gettasse tutto il suo contenuto in acqua.
La plastica inoltre ha tempi di degradazione esagerati, vi faccio qualche esempio:

Tempi medi di degradazione naturale dei rifiuti nel Mare:
• Una gomma da masticare (5 anni)
• Una lattina d’alluminio per bibite (500 anni)
• Un contenitore di polistirolo (da 100 a 1000 anni)
• Un mozzicone di sigaretta (2-5 anni)
• Il torsolo di una mela (3-6 mesi)
• Giornali e riviste (2 mesi)
• Una bottiglia di vetro (1000 anni)
• Una bottiglia o un sacchetto di plastica (1000 anni)

La microplastica

Pensate che quanto detto finora non è nemmeno il problema peggiore. Il vero armageddon è la microplastica.
Si tratta del 90% della plastica totale presente negli oceani (lo so, troppe percentuali, ma cercate di starmi dietro, è importante) in forma di frammenti grandi circa 5 millimetri. La loro origine è il deterioramento di rifiuti più grossi, ma sono anche presenti in cosmetici e prodotti per l’igiene. No, nessuno si è messo a spreme lozioni emollienti per pelli secche in mare perché gli squali sono ruvidi… ah ah ah.
Ma in fondo che ce ne importa a noi? Tra svariate centinaia d’anni la plastica di degraderà e saremo tutti felici. Non proprio, noi quella microplastica la beviamo, e come dimostra una ricerca condotta da Ord Media (vi lascio qui il link) la maggioranza dei campioni prelevati in giro per il mondo, 83% per l’esattezza, contiene microplastica. Il secondo problema riguarda i pesci, essa può infatti causare un blocco del sistema digestivo, impedendogli di nutrirsi. Gli agenti chimici premesti sulla plastica inoltre possono insinuarsi nei tessuti del pesce e provocargli seri problemi se non la morte. Questi frammenti poi rimangono all’interno del pesce, il quale una volta pescato finisce sulle nostre tavole. Stiamo letteralmente mangiando plastica.

Storie

Giovanni Soldini, in un’intervista per Repubblica (la trovate qui), mentre veleggiava ha assistito a situazioni agghiaccianti, come “le quattro balene spiaggiate perché avevano scambiato per calamari dei teli di nylon volati via, chissà, da qualche serra. Oppure la tartaruga strangolata da una di quelle cime”.

Isole Galleggianti

Tutta quella plastica finisce col seguire inesorabilmente i vortici creati da venti e correnti oceaniche, riunendosi in vere e proprie isole di rifiuti, che raggiungono svariati chilometri quadrati.
La più celebre chiazza si trova tra le Hawaii e gli Stati Uniti, nel Nord Pacifico, prende il nome di: “Great Pacific Garbage Patch” (Grande chiazza di immondizia del Pacifico). Si tratta della più vasta discarica del mondo e supera in grandezza l’Europa Centrale. La sua scoperta è stata abbastanza recente (sempre se il 1977 è recente), causa della sua posizione lontana da rotte commerciali o turistiche.
Ma c’è di più, proprio in questi giorni il capitano Charles Moore ha annunciato l’esistenza di un’altra
isola di plastica, di circa 2,6 milioni di chilometri quadrati, al largo del Cile e Perù. Pensate che nel 2011 questo enorme agglomerato di rifiuti non esisteva.

Il nostro mare

Dopo tutto stiamo parlando di problemi che riguardano l’Oceano Pacifico e non il nostro caro Mar Nostrum. Tralasciando il fatto che se continuiamo di questo passo nel 2050, in termini di peso, l’oceano conterrà più bottiglie che pesci, il Mediterraneo versa in una condizione ben peggiore.
Viene definito letteralmente un mare di plastica, in cui è possibile trovare ogni genere di inquinante. Il 92% della plastica è rappresentata da microplstica, che inevitabilmente finisce nello stomaco dei nostri tanto prelibati e decantati pesci. La distribuzione non è omogenea, secondo uno studio pubblicato su Nature la zona con la concentrazione più alta di plastica è situata tra la Corsica e la Toscana, mentre le migliori a nord della Puglia e a ovest delle nostre due isole più grandi, Sicilia e Sardegna.

Che fare?

La situazione è tragica, ma è reversibile. Come? Semplice, cambiando mentalità. Non sarò di certo io a spiegarvi come, anche perché non lo so, io mi limito ad osservare e descrivere quello che vedo, per potervi mettere al corrente di cosa succede oltre la vostra vasca da bagno.
Credo solo che il modo migliore sia istruire le persone, perché senza persone consce il mare non può essere apprezzato e salvato, sì salvato, non preservato.

 

 

Fonti:
http://www.repubblica.it/ambiente/2017/07/26/news/c_e_un_altra_isola_di_plastica_nel_sud_pacifico_e_grande_otto_volte_l_italia-171701305/
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/ambiente/isola-rifiuti/isola-rifiuti/isola-rifiuti.html
http://tg24.sky.it/ambiente/2017/01/23/Inquinamento-plastica-sky-mare-da-salvare.htmlhttp://www.repubblica.it/ambiente/2017/09/07/news/giovanni_soldini_plastica_vela_microplastica_inquinamento-174806757/?ref=search
http://lab.gruppoespresso.it/repubblica/2017/ambiente/inquinamento_plastica_acqua/
Foto:
http://www.ortablu.org/news/world-news/the-great-pacific-garbage-patch-is-even-worse-than-we-feared
https://blog.education.nationalgeographic.com/2016/03/11/wait-a-minute-dont-clean-the-garbage-patch/https://www.h2odistributors.com/pages/info/info-pacific-garbage-patch.asp

 

 

4 risposte a “Un Mare di Plastica”

    1. Concordo in pieno.

  1. […] fenomeno che può impedirvi di riprendere la miriade di pesce che passa proprio in quel momento (mentre quando potete riprendere manco un sacchetto di plastica vi passa davanti). Per evitare tutto questo esistono dei piccoli sali da inserire nel vostro case, utilizzabili per […]

  2. […] acqua noto subito la trasparenza dell’acqua, l’ottima visibilità e l’apparente visibilità (dopo aver parlato della plastica in mare sono sempre sul chi va là). La temperatura dell’acqua è costante, senza mai discostarsi dai 21°C. Subito dopo la discesa […]

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