Meduse: leggende, punture e rimedi

95% acqua, il resto solo le stretto indispensabile per poter sopravvivere per 600 milioni di anni facendosi trasportare dalle correnti marine predando ignari pesci con i loro tentacoli urticanti.
Le meduse, appartenenti ai cnidari (dal greco “cnide”, ossia ortica, nome datogli da Aristotele) rappresentano una specie che popola i nostri mari e sopratutto le nostre spiagge, spingendoci a nuotare via per paura di essere aggrediti. Al contrario di quello che tutti pensano sono in grado di spostarsi autonomamente per raggiungere le loro prede. Ne esistono di svariate forme e colori, alcune urticanti altre meno.

In Giappone esiste una leggenda sul perchè le meduse non posseggano il guscio. Si narra che per salvare la regina del mare una tartaruga dovesse tornare con una scimmia, affinché la regina potesse mangiarne il fegato (si è abbastanza cruenta come storia) e guarire. La tartaruga tornò con la scimmia, ignara del suo destino. Durante la notte però qualcuno rivelò alla scimmia la sua triste fine. Per sopravvivere disse di aver lasciato il suo fegato su di un albero, ma quando la tartaruga la riaccompagnò a prenderlo lei scappò, confessando il nome di chi le aveva rivelato la verità. Per punizione al traditore fu rimossa da conchiglia, e da allora vaga per i mari come un’informe massa gelatinosa.

Meduse dal mondo

Un classico esempio è la Pelagia noctiluca (il nome deriva dalla luminescenza visibile durante le ore notturne) che popola le coste italiane. Ha 8 lunghi tentacoli retrattili, molto urticanti, che possono raggiungere i 2 metri. Le temperature che raggiungono i nostri mari nel periodo estivo portano ad un incremento del numero di esemplari.

Oltreoceano abbiamo la Vespa di mare (box jellyfish): diffusa in Australia, sono abili nuotatrici, inseguono infatti la preda, sebbene non si allontanino mai troppo dalla riva. In spiaggia sono presenti cartelli che avvertono della loro presenza, è possibile trovare bottiglie di aceto, da usare in abbondanza per disattivare le sostanze tossiche conseguenti al contatto. Il contatto con i suoi tentacoli, lunghi anche 6 metri, porta a paralisi e un possibile arresto cardiaco, alcuni sono morti annegati per il dolore che genera sulla zona colpita. Alla stessa famiglia appartiene da tanto temuta Cubomedusa: la campana raggiunge i 2cm e sembra per l’appunto un cubo, mentre i tentacoli massimo 1 metro. Risulta meno pericola della Vespa di Mare, ma il contatto può portare comunque all’arresto cardiaco.

La Criniera di Leone invece popola i mari freddi del nord America e nord Europa, la campana raggiunge i 2 metri ed i tentacoli anche l’impressionante lunghezza di 20 metri. Problemi seri si verificano se un’ampia superficie del corpo viene colpita dai tentacoli, che sono innumerevoli, creando anche intrico molto scenografico.

La “puntura”

No, assolutamente no, la medusa non morde, tantomeno punge, se mai si difende.
I tentacoli hanno funzioni difensive, ma soprattuto offensive, per poter paralizzare la preda. Su di essi sono presenti dei meccanoreccetori, che al contatto estroflettono il filamento urticante a forma di uncino; da qui fuoriesce il liquido urticante ad azione neurotossica che uccide, per shock anafilattico, la preda. Questo è il motivo per cui un tentacolo è urticante anche se staccato dalla medusa.

Il contatto con il liquido urticante della medusa genera sulla nostra pelle una reazione infiammatoria acuta, accompagnata da irritazione, gonfiore e arrossamento. Compare infine un eritema con visciole e bolle, insieme ad una forte sensazione di prurito.

Rimedi

Molto probabilmente i rimedi che credi possano giovare a seguito di una “puntura” di medusa sono del tutto inefficaci, a volte anche dannosi e peggiorativi del dolore.
Acqua, sabbia o addirittura pietre calde da applicare sulla ferita sono inutili, servono circa 50°C per disattivare le tossine, anche per alcool e ammoniaca il risultato è lo stesso, nessun effetto se non un peggioramento dell’infiammazione, andando infatti ad attivare i nematocisti.
Urina? Il pensiero che un altra persona possa urinarmi addosso basterebbe a farmi passare il dolore e farmi correre il più lontano possibile. Comunque non serve a nulla, proprio come l’acqua sparge la tossina su di una superficie maggiore di tessuto peggiorando la situazione. 

Ecco cosa fare per aiutare l’infortunato:

Sciacquare con acqua di mare (non dolce, mi raccomando, provocherebbe una reazione dolorosa) ed eliminare eventuali tentacoli con l’uso di una pinzetta o di un panno, non a mani nude insomma.
Spalmare un gel astringente al Cloruro di Alluminio: blocca la diffusione delle tossine e lenisce la sensazione di prurito.

Lo trovate qui su Amazon.

Successivamente si può spalmare una crema cortisonica per lenire la zona colpita, ridurre il prurito e il gonfiore. Non partite con questa, entra infatti entra in azione circa 30 minuti dopo l’applicazione, esattamente dopo che il massimo della reazione alla “puntura” è scomparso naturalmente.

Nei casi più gravi è consigliabile un controllo medico, in caso di reazioni allergiche rivolgersi subito ad un presidio medico. Non assumente farmaci senza previo consulto medico.
La zona colpita rimanere sensibile alla luce solare fino a che l’infiammazione non scompare del tutto, per evitare spiacevoli macchie copritela con un adeguato filtro solare.

Prevenzione

Non esistono veri e propri metodi preventivi, il buon senso rimane certo il primo, un gel astringete in caso di contatto il secondo e qualcuno che nuoti con voi in terzo e ultimo.
Sicuramente una muta intera, leggera se fa troppo caldo, coprendo testa, mani e piedi, vi eviterà qualsiasi contatto con le meduse. Quando la rimuovete assicuratevi di non avere tentacoli sulla muta. 
Prima di recarvi in posti tropicali informatevi sempre sulle eventuali specie di meduse presenti ed i segnali che avvisano della loro presenza nel lembo di mare adiacente.

Lascia un commento