I feel like a Rocket Man

Avete presente Howard “FruitLoops” Wolowitz, specialista di carico, mentre fluttua all’interno di quella strana struttura dove sembra essere privo del suo peso? Per voi profani sto parlando di una delle serie comiche meglio riuscite del nuovo millennio, The Big Bang Theory. Ho iniziato così perché ho intenzione di parlare di astronauti, e Howard viene mandato sulla Stazione Spaziale Internazionale durante la serie tv. No, non mi hanno convocato alla Nasa per diventare astronauta, magari fosse così. Se voi della Nasa steste leggendo sono disponibile a qualsiasi ora per mandarvi il mio CV e parlarvi delle mie abilità, sperando mi spediate nello spazio. Torniamo a noi, nel mondo reale. Ho iniziato parlando di astronauti perché mi sono sentito uno di loro settimana scorsa. Come saprete bene sono un’istruttore e collaboro in una struttura con Diving e Scuola, vi lascio qui il link dell’articolo dove parlo di quello che faccio. 

Piattaforma sommersa

Settimana scorsa abbiamo realizzato una piccola piattaforma di 3x2m e l’abbiamo ancorata al pontile, all’estremità dove si esegue il passo del gigante per entrare in acqua. Tranquilli, si trova ad una profondità sufficiente per evitare che la gente la tocchi quando si butta in acqua appesantita dal gruppo Ara. La sua funzione è quella di appoggio per i corsi e soprattutto i Try Scuba: la sua posizione è perfetta per le madri e le fidanzate, o fidanzati, che voglio fotografare il proprio figlio/patner mentre prova a respirare da una bombola, l’ottima copertura di rete permette anche di pubblicarla in pochissimo tempo su Facebook per potersela tirare con gli amici. Voi direte: bello, ma che me ne frega a me? Hai parlato di astronauti, cosa c’entra una piattaforma? Ci arriviamo tra un attimo, solo una piccola premessa ancora. Per semplificare il tutto vi metto un disegno che ho fatto, perdonate le mie scarse doti grafiche, ma se avessi provato a farle al computer avrebbero fatto ancora più schifo.

 Come vedete, un lato della piattaforma è attaccato alla struttura del “pontile”, l’altra metà invece è appoggiato al fondo, con dei piedi regolabili in altezza del diametro di circa 20cm. Il fondo è quello tipico di un lago, per dirlo con una parola sola: melma, melma che tirate sù se non tenete un assetto neutro perfetto. I piedini sono sprofondati nel terreno e la piattaforma ha preso la forma di uno scivolo quasi, no, scherzo, non era proprio così inclinata, ma nel giro di qualche settimana di utilizzo lo sarebbe diventata.

Piastrelle sotto i piedini

Siamo allora scesi in 3 per mettere delle piastrelle belle grandi sotto i piedini, per non far sprofondare tutto nell’abisso più cupo. Inutile dire che sollevarla con i palloni segna sub era quasi impossibile, ci siamo messi allora in due, con i piedi piantati a terra, ad alzarla, mentre uno infilava la piastrella sotto il piede. Come potete capire l’immersione è stata svolta in un raggio di 2 metri dal punto d’entrata, stando in piedi sul fondo. per facilitare le cose ho deciso di togliermi le pinne: non facevano altro che incartarsi nella struttura della piattaforma e impedirmi di stare coi piedi puntati sul fondo. Mi si è aperto un mondo, un mondo in cui mi era praticamente impossibile muovermi, dato che i miei poveri piedi spogli non spingevano nulla senza pinne. Unico modo per muoversi erano le mani, attaccandosi alla struttura in ferro, muovendosi tirandosi da un palo all’atro e gonfiando leggermente il gav. Subito mi è balenata in mente l’immagine degli astronauti mentre si muovono all’interno della stazione stazione internazionale in assenza di gravità. Essi si allenano nella piscina più coperta al mondo per simulare la possibilità di muoversi lungo i 3 assi. Ogni subacqueo con un buon assetto sa cosa vuol dire potersi muoversi lungo i 3 assi, ma farlo tirandosi con le mani e dandosi delle belle spinte coi piedi è qualcosa di unico e diverso dal solito.

Ho capito molto bene il terzo principio della dinamica:

“Per ogni forza che un corpo A esercita su di un altro corpo B, ne esiste istantaneamente un’altra uguale in modulo e direzione, ma opposta in verso, causata dal corpo B che agisce sul corpo A”

Detto in parole povere stiamo parlando del rinculo.

Ho dovuto martellare un supporto che avvitandosi su di un palo permetteva alla parte terminale del pontile di alzarsi, per metterlo in piano con l’atro lato. Questo succede per il peso dei subacquei sul pontile che lo fanno sprofondare leggermente nella famosa melma di prima. Con la mia bella mazzetta ho iniziato a prendere a martellate il supporto, stando attaccato alla piattaforma con i soli piedi (ancora privi delle pinne). Ogni volta che tiravo una martellata, che per inciso sott’acqua richiede l’utilizzo di due mani, una forza sovrumana e una precisione da cecchino, venivo spinto indietro. La Fisica non è mai stata così chiara come in quel momento, una rottura di scatole, dovevo infatti martellare e cercare di rimanere in posizione, senza finire dall’altra parte del lago.

Morale della favola? Toglietevi le pinne e spingetevi tra i tubi della piattaforma, senza prenderne nessuno in testa, per simulare di essere degli astronauti. Abbiamo pure attaccato gli attrezzi a delle cime per paura di perderli, no, non perderli come nello spazio, ma perderli sul fondo melmoso. Per darvi un’immagine più chiara pensate al film Gravity e alla Sandra Bullock mentre si spinge tra le varie sezioni della stazione spaziale. Una volta raddrizzato quel dannato pontile sono uscito dall’acqua dopo aver consumato 150 bar, a 3 metri di profondità e con un run time di 33 minuti. Volete sapere la parte divertente? Il giorno dopo mi sono ributtato per alzare ancora il palo di cui vi ho parlato e anche gli altri due pali dello stesso lato. Ora posso includere la voce: “Carpentiere Subacqueo” al curriculum, metti caso che uno debba montare una transenna nella vasca da bagno.

 

Lascia un commento