Apnea con lo Squalo Balena in Madagascar

La subacquea è uno sport strano, ci si porta l’aria da casa, ci si copre di indumenti alla Diabolik e non si collezionano trofei ma avvistamenti. Ognuno di noi subacquei una lista ben precisa di animali che una volta nella vita deve immortalare per sempre nella sua memoria.

Nella mia carriera subacquea ho avuto la fortuna di spuntare molte voci da questa lista. Per farvi qualche esempio vi rimando a qualche mio articolo: Squali Martello, Squali Longimanus, Cernia gigante e Mante.

Su YouTube trovate tutti i video che ho realizzato con i miei avvistamenti.

Durante la mia ultima vacanza in Madagascar si è palesata l’occasione di spuntare un’altra voce dalla mia lista, questa volta senza aria compressa sulle spalle però, quella del pesce più grande al mondo: lo Squalo Balena.

Ma ora un breve momento SuperQuark:

Lo squalo balena è il pesce più grande al mondo, raggiungendo l’incredibile lunghezza di 20 metri. Data la sua stazza necessita di un dieta particolare, infatti è un pesce filtratore ( come le balene per intenderci) che si nutre principalmente di plancton. 

Per l’uomo è innocuo, sempre che una pinnata da un bestione di 30 tonnellate non vi crei qualche fastidio. Nonostante la sua stazza è molto restio e quasi turbato dalla presenza di noi umani, infatti tende a dileguarsi nel blu dopo pochi secondi. La sua scoperta ne è una prova, essa infatti risale al 1828 e venne ufficialmente classificato solo nel 1984.

Rimane avvolto da un’ampia aura di mistero, complice la sua vita quasi interamente lontana dalla superficie dell’acqua e le sue migrazioni in giro per il globo.

Stando ai suggerimenti dei ragazzi del diving il periodo migliore per avvistare gli squali balena è tra settembre e ottobre, con maggiori probabilità tra la seconda metà di ottobre e la prima di novembre. Caso vuole che io fossi in Madagascar proprio la prima settimana di novembre.

Modalità di Avvistamento

La zona di avvistamento è al largo della costa di Nosy Be, nel blu completo, con un fondale corallino a circa 30 metri di profondità (tranquilli, il fondo non si vede neanche se scendete a 5/6 metri di profondità in apnea).

La visibilità non è delle migliori, causa correnti e tutto il plancton che si riversa in questo punto strategico. 

Nello specifico si incontrano esemplari giovani mentre si nutrono prima della loro migrazione, con una dimensione di circa 6 metri (erano più grandi della barca del diving per intenderci).

La procedura di immersione è molto semplice, si sale in barca, si avvista uno squalo, ci si butta in acqua senza far rumore, si osserva lo squalo e poi si risale in barca per cercarne un altro.

Il punto chiave per l’avvistamento è la “mangianza”. Sono zone in cui si concentrano banchi di pesci piccoli, oggetto di caccia da parte di pesci più grandi. Avvistarli è piuttosto semplice, infatti l’acqua sembra ribollire in quella zona e gli uccelli vi si tuffano a capo fitto per agguantare qualche pesce per il brunch. Inutile dire che queste zone sono ricolme di plancton, pasto preferito del tanto desiderato squalo balena.

Peccato che siano solo belle parole. Sì, la mangianza si riesce ad individuare ma se l’intera escursioni fosse dipesa dalla mia capacità visiva, e quella di chiunque altro turista sulla barca, saremmo ancora là a cercarlo lo squalo. Fortunatamente a bordo c’erano due ragazzi locali con una capacità di avvistamento fenomenale, individuando squali a 3/4 metri di profondità su di un fondale blu. 

L’ Incontro

All’improvviso il barcaiolo (un ragazzo di Nosy Be) indica verso una direzione e tutti si fiondano in acqua ricolmi di GoPro e pinne di ogni forma e colore (anche modelli da piscina) producendo rumori di ogni tipo, nuotando come forsennati verso quella sagoma blu ricoperta di pallini bianchi.

Avevo detto silenzio giusto? La prima volta, dopo aver aspettato che tutti si buttassero sono riuscito a vedere solo una sagoma nera allontanarsi nel blu. La seconda mi sono posizionato in pole position con la maschera sugli occhi, le pinne ai piedi e lo snorkel in bocca.

La mia tecnica? Discesa veloce dal pozzetto della barca, senza fare troppo rumore, Gopro accesa e immersione immediata per riuscire a immortalare per più tempo lo squalo.

Fare apnea a fianco allo squalo balena è impossibile, l’adrenalina è a mille, la voglia di nuotarci assieme per ore è tanta e l’ossigeno in corpo brucia più veloce che mai. Ho cercato di stargli dietro il più possibile, senza mai toccarlo o passargli davanti (avendo gli occhi ai lati non vede davanti a se), ma nonostante i miei sforzi bastava qualche suo colpo di coda in più per sparire in pochi secondi.

Lo squalo balena è un animale sinuoso, magnifico, che non sembra nuoti attraverso l’acqua ma sia l’acqua ad attraversarlo, mentre rimane immobile in un blu infinito.

Spiegare a parole questo incontro è difficile, vi lascio il video che ho realizzato che saprà essere sicuramente più esaustivo.

Questa escursione è stato organizzata dal diving del villaggio SeaClub Amarina, di Alpitour, situato a nord dell’isola di Nosy Be (isola più grande dopo il Madagascar stesso).

2 risposte a “Apnea con lo Squalo Balena in Madagascar”

  1. […] si è rivelato un ottimo compagno durante il mio ultimo viaggio in Madagascar, comportandosi egregiamente in immersione con aria compressa e in […]

  2. […] La trovate qui: Apnea con lo Squalo Balena in Madagascar […]

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